tanto di cappello

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domenica 14 aprile 2019

Ristorante pizzeria Il Pinolo -



Siamo a Firenze, via del Ponte alle Mosse in prossimità del Piazzale di Porta al Prato, appena fuori la cerchia dei viali e distante dalle mete turistiche, eppure sia a pranzo che a cena i turisti non mancano, segno che il locale è ben inserito nel circuito marketing. Sono tuttavia impiegati ed operai che fanno de Il Pinolo il locale della loro pausa pranzo, a farla da padrona; si contano circa 250 coperti dalle 12 alle 14 in un rapido alternarsi di tute rosse e di abiti blu che consumano con soddisfazione le ottime pizze o gli altrettanto buoni ed abbondanti piatti che sforma una cucina dove quattro addetti lavorano freneticamente.







Come consuetudine all'ora di pranzo va per la maggiore il menù del giorno a prezzo fisso di 5, 6 od 8 euro bevande comprese, a seconda che si tratti di uno o due piatti, con la possibilità anche della pizza.


Le porzioni sono da persone che durante la giornata lavorativa consumano energie, non mancano tuttavia ottime e abbondanti insalate sia di terra che di mare. Lo chef Rubio troverebbe "pasta per i suoi denti".

Come da tradizione fiorentina, non possono mancare bistecca e tagliata, servita quest'ultima nelle varietà con grana o porcini. Anche in questo caso, con 24 euro viene offerto un menù fisso comprensivo di antipasto toscano, tagliata, dolce, acqua e vino.

Menù quindi alla portata di tutti i gusti e portafogli, con piatti serviti da personale sempre sorridente che ti fa sentire a tuo agio da subito.

Per chi si trova in zona e non vuol rischiare il solito ristorante/pizzeria acchiappaturisti, Il Pinolo rappresenta il locale ideale per un pranzo di lavoro od una cena in coppia o fra amici, senza il timore di brutte sorprese nella qualità e nel prezzo.
Ristorante/Pizzeria Il Pinolo  Via del Ponte alle Mosse, 26, 50123 Firenze FI 

Chalet Bellariva - Firenze



Siamo sulla riva destra dell'Arno, in lungarno Colombo, dove negli anni 70 e 80 sono sorti numerosi locali su area demaniale. Accanto a questo che un tempo era il Dopolavoro delle Poste, sorgevano locali che avevano fatto la storia di Firenze di quegli anni; Caffè Concerto (poi Targa), Villa Kasaar, Florence Basket, dell'allora presidente Verdini; locali che sono stati oggetto di numerosi accertamenti da parte delle autorità che hanno dato seguito alla loro demolizione perchè in contrasto con le norme idrauliche oltre che urbanistiche. Lo Chalet Bellariva è sopravvissuto a questo ed oggi, completamente modificato rispetto al precedente Dopolavoro PPeTT, è un locale accogliente dove si possono gustare ottime pizze ed un menù tradizionale di ottima qualità.
Carino, adatto sia a cene di coppia che di lavoro, il ristorante/pizzeria è diviso in due ambienti; uno interno nell'edificio centrale, con arredamento più curato in stile ristorante, ed uno posto in veranda più semplice e portato alla pizzeria.

Il menù del ristorante è tradizionale e presenta sia piatti di pesce che di terra a costo medio per la città.






La nostra esperienza di baserà però sulle sole pizze di cui abbiamo sentito parlare molto bene.

Buono e ben lievitato l'impasto che fornirà una base alta come in uso adesso, ben cotta in ogni parte. Gli ingredienti sembrano di ottima qualità ed il sapore nel suo complesso è estremamente piacevole.

Il servizio è sempre puntuale ed il personale disponibile, un'esperienza positiva per un locale al passo dei tempi che tuttavia guarda ancora più alla sostanza che alla forma, dove la presentazione ha un ruolo secondario e le innovazioni sono appena accennate, come ben si può notare dai dolci.

In conclusione, se siete in zona, vale la sosta, altrimenti non è necessario variare il percorso, soluzioni simili di buon livello si trovano in ogni quartiere.


sabato 15 dicembre 2018

Parliamo di chef: Karime Lopez - Gucci Osteria Francescana, Firenze

Karime Lopez (foto estrapolata da internet) è la chef del ristorante che Gucci ha inaugurato ad inizio 2018 a Firenze, in P.zza della Signoria, ma è anche colei che la San Pellegrino ha indicato quale  miglior chef donna under 40 per il 2019.
Nata in Queretaro - Messico, fa parte di quella nutrita schiera di chef che hanno scoperto la passione per la cucina solamente in un secondo momento. Terminati gli studi superiori di scuola dell'arte, è  Parigi la città dove Karime capisce che il suo futuro è ai fornelli. Da li si trasferisce in Spagna dove muove i primi passi in cucina alternando studio e lavoro alla corte del tristellato Santi Santamaria. La Spagna tuttavia è solamente il punto di partenza di Karime Lopez, che continua il suo girovagare per ristoranti di tutto il mondo, con l'esperienza più significativa a Lima, presso il ristorante Central dello chef Virgilio Martinez, considerato uno dei più talentuosi al mondo. Durante la permanenza al Central dove raggiunge il ruolo di Sous Chef,  conosce il futuro marito, Takahiko Kondo, secondo di Massimo Bottura all'Osteria Francescana alla cui brigata Karime si aggrega. Il resto è storia recente; Gucci chiede collaborazione a Bottura per l'apertura di un punto di ristoro all'interno del suo museo posto a Firenze, in piazza della Signoria e lo chef modenese pone Karime Lopez alla guida della brigata di cucina. Gucci Osteria da Massimo Bottura  è il nome del locale dove la chef  ha la possibilità di esprimere tutto il bagaglio internazionale della sua ventennale esperienza fra le migliori cucine al mondo. I suoi piatti rappresentano un mix di  respiro internazionale, alternato a piatti della tradizione italiana, con evidente influenza del maestro Bottura. Per chi volesse provare, Gucci Osteria è aperta tutti i giorni sia a pranzo che a cena.

Nel filmato Karime Lopez con il marito e Davide Di Fabio, ai tempi dell'Osteria Francescana 

sabato 23 aprile 2016

Ristorante I' GRULLO ma non per grulli. - 佛羅倫薩美食 - Florentine cuisine

Siamo nel centro storico fiorentino, dove il termine "grullo" è un epiteto che non da lustro; grullo è sinonimo di sciocco, ritardato o, essendo a Firenze, di bischero ma spesso i due termini si possono trovare congiunti nel grullo e bischero, per definire uno che proprio un capisce nulla. Ed ecco allora che andare a mangiare in una trattoria che riporta con orgoglio tale termine, sembra proprio cosa da bischeri, tanti sono i locali che affollano il centro storico fiorentino; è noto inoltre che difficilmente si mangia bene a due passi dalla cattedrale, dove la braciolina un pò più alta spesso viene spacciata per fiorentina e dove lo sgambato viene venduto per casalingo. Il timore in ogni città d'arte, è di impattare nel tipico locale mordi e fuggi fatto apposta per turisti che del cibo toscano ne conoscono i nomi ma non i gusti.
Amici affidabili ci garantiscono che la trattoria I' Grullo rappresenta invece un degno punto di risalto della nostra cucina tradizionale e così ecco che nel fine settimana decidiamo di dedicargli una visita.


Il locale è come appare nella foto del sito internet http://www.ilgrullo.it/home.html una stanza unica dove
sono collocati i tavoli di dimensioni adeguate per poter mangiare in coppia; l'ambiente cucina ruba parte della sala da pranzo ed in parte occupa una stanza retrostante, con una tettoia che vuole imitare una sala da pranzo posta all'aperto magari nell'aia di una colonica, ma non è così ed infatti i soffitti mostrano tutta la bellezza degli affreschi tipici dei palazzi storici fiorentini. I servizi sono nel piano seminterrato. Tavoli per una decina di avventori, durante la stagione estiva sono posizionati in un dehor.
La mise en place è adeguata alla tradizione della trattoria toscana,
Il menù è quello che ci aspettiamo, semplice e lineare come vuole l'impronta del locale: affettati, crostini, bruschette per antipasti, zuppe e paste per primi, mentre nei secondi impera la varietà di carne alla brace. Anche i contorni sono della tradizione, con fagioli bianchi all'olio, patate fritte e arrosto, verdure saltate e, manco a dirlo, verdure grigliate. Per i più esigenti con animo vegetariano, numerose insalate miste.  Chissà perché ma ci piace l'idea che si tratti di una trattoria e di questo abbiamo parlato fino ad ora, ma giustamente il titolare non può non tenere conto del piatto italiano più famoso al mondo insieme agli spaghetti: la pizza; immaginatevi voi uno straniero che si siede ad un ristorante italiano e si sente dire che non c'è la pizza! Ecco quindi che I' Grullo non è solo trattoria ma anche pizzeria e dietro al tavolo imperano palline di pasta poste negli appositi contenitori protetti da teli che ne favoriscono la lievitazione. Quindi tutte le pizze tradizionali e non può mancare anche quella della casa. Per finire i dolci con una buona scelta, dai tradizionali cantuccini e vin santo al tiramisù. La carta dei vini è ricca di svariati Chianti e presenta anche l'immancabile vino della casa per il quale come al solito optiamo e la scelta si rivela azzeccata.
Il tagliere è il tipico antipasto che dà un assaggio di un po di tutto e quindi l'antipasto verte su quella scelta.
Buoni sia i formaggi che gli affettati. ma un giudizio particolare va dato al crostino di fegatini che difficilmente trova il giusto equilibrio fra sapori forti quali il fegato, l'acciuga ed il cappero. Quelli de I' Grullo sono risultati veramente ottimi, difficilmente riscontrati precedentemente in altri locali.
Sembra una banalità, ma anche il crostino con pomodoro, pur non in perfetta stagione, dona il sapore dell'estate. Prosciutto, salame e finocchiona buoni, peccato che non era presente la sbriciolona, insaccato che non dovrebbe mai mancare in un tagliere toscano.

Come primo piatto, l'incertezza era fra pappa al pomodoro e ribollita, con la scelta che è caduta su quest'ultima essendo in aprile il cavolo nero ben presente negli orti toscani, mentre per il pomodoro manca almeno un mesetto.
La foto non rende la giusta ragione al piatto, per consistenza e ....... per sapore. Ottimo il pane, che rende omaggio al nome iniziale della ribollita: minestra di pane e che supera di gran lunga la quantità di verdure presenti. Il prodotto è stato "ribollito" come vuole il nome e la tradizione, senza l'uso, purtroppo non inusuale, del forno a microonde. Nella "ribollitura" tuttavia l'errore del cuoco che, usando alla base un soffritto di aglio per insaporire maggiormente il piatto, ha dorato eccessivamente gli spicchi della bulbosa, con quel leggero ma percepito sapore di aglio sbruciacchiato che fanno la felicità dello scrivente e...... di pochi altri; una disattenzione di alcuni secondi, che non può certo rappresentare la regola ma che poteva essere superata con poco tempo ed ancor meno spesa, gettando quel poco di olio e aglio utilizzato; chi scrive oltre ad apprezzare l'aglio sbruciacchiato conosce anche il giusto sapore di quel piatto, mentre il turista potrebbe scambiare la ribollita con l'aglione. Per il resto ripeto, ottima la densità, la qualità del pane e la proporzione degli ingredienti. Per me da dieci, ma oggettivamente per l'errore ci fermiamo ad un 7 e niente più.
Intorno un via vai di pappardelle al cinghiale, ottime dall'aspetto ma il cui assaggio sarà per la prossima volta.


Il secondo in toscana parla di griglia o di stufati e poiché la stagione ormai volge alle temperature miti, opto per la grigliata mista, che viene servita su un tagliere di legno.
Carni di manzo, maiale e pollo, un triplice assaggio che riscatta i tempi del cuoco. La cottura è infatti ottima e non va a rovinare la giusta consistenza delle carni di ottima qualità; un piatto al top che viene accompagnato da insalata mista. Non è facile trovarvi difetti, ma la perfezione non è di questo mondo ed ecco allora che ci troviamo a dover dire che il tagliere di legno, pur caratteristico, non appare l'ideale per contenere la carne, vista la sua porosità.
Le verdure grigliate sono ottime nella loro semplicità e quindi degne compagne di quella carne.
Nel dialogare con il titolare Jacopo, è venuta meno la foto al dolce, uno zuccotto eccezionale che chiude un pranzo degno del massimo apprezzamento di chi scrive, relegando i piccoli difetti rilevati a mere distrazioni immancabili quando la sala da pranzo è piena così com'era oggi e se lo era, forse non si tratta di un caso. La disponibilità e cortesia del personale di sala non poteva non rappresentarsi anche al momento di pagare, quando veniva offerto il tipico "bicchierino". Il conto, appunto, altro punto dolente di tanti locali fiorentini, dove spesso i turisti si lamentano per i prezzi oltremodo alti e vessati da accessori inusuali in altri Paesi. Da I'Grullo, il prezzo non presenta sorprese ed è oltremodo onesto, rendendo il rapporto qualità/prezzo insuperabile a Firenze. Siamo di fronte ad una trattoria di ottimo livello da frequentare e suggerire senza timore di essere smentiti. Trattoria abbiamo detto ancora una volta, dimenticandoci di ritenerla anche pizzeria! E dire che tante sono le pizze sfornate e di ottimo aspetto che giravano fra i tavoli, nessuna delle quali è rimasta nel piatto per più della corteccia, a dimostrazione di una qualità che tuttavia proveremo in una delle prossime esperienze che sicuramente ci rivedranno in questo locale posto in:
Firenze, via Dei Servi 51 rosso. Prenotazione non obbligatoria ma consigliata.
Buon appetito da I' Grullo.




domenica 6 dicembre 2015

Dalla minestra di pane alla ribollita. - bread soup - sopa de pan - パンスープ -


Fiorentin mangia fagioli, 

lecca piatti e romaioli
e per farla più pulita....
poi si lecca anche le dita....!

Dobbiamo risalire al medioevo e forse più per trovare le radici di questo piatto. All'epoca la plebe si cibava quasi esclusivamente degli avanzi dei banchetti e delle erbe che riusciva a racimolare in giro per campagne. Gli ingredienti venivano bolliti una volta a settimana in gran quantità ed il ribollire nei giorni seguenti, migliorava la qualità ed ha dato la nascita di questo che a mio avviso, rappresenta il miglior piatto in assoluto, se solo si utilizzano ingredienti di ottima qualità ad iniziare dal pane. Lo si cucinava soprattutto il venerdì, giorno di magro in cui non si mangiavano carni e quindi rimanevano a disposizione il pane, le verdure, le erbe, la polenta, i legumi e la pasta.
Ed eccoci agli ingredienti. Tre sono fondamentali:
  • il Pane, rigorosamente sciocco, ovvero non salato, raffermo e cotto a legna. Attualmente quello che forse più gli assomiglia è quello che viene indicato con farina di tipo 2 macinata a pietra e cotta a legna;
  • il cavolo nero riccio, tipico della Toscana, possibilmente che abbia già preso una "brinata". Si può sopperire alla brinata, facendo passare una notte nella ghiacciaia del frigo, una volta liberato della sua costa.
  • I fagioli cannellini, dei quali almeno 1/3 saranno passati in maniera tale da dare più "consistenza".
A questi tre prodotti di base, aggiungiamo poi le verdure in nostro possesso, fra le quali normalmente non potranno mancare quelle di stagione quali carote, zucchine, cavolo verza e sedano. In molti, compreso chi scrive, si predilige far precedere la fase di cottura con un soffritto di cipolla e porro arricchito con della pancetta stesa, al posto di quello che un tempo era magari la cotenna. Per le spezie, in diversi adoperano il pepolino.
La tecnica di cottura cambia quindi se si vuol soffriggere oppure no, demandando l'acquisto di sapori di nostro piacimento nella fase di successivo riscaldamento (la ribollita). Nel primo caso si faranno imbiondire le cipolle o il porro o entrambi in olio extravergine, aggiungendo poi il cavolo liberato dalle coste e sminuzzolato a mano. Di seguito il resto delle verdure tagliate a tocchetti.
E' evidente che cuocere nel coccio e su cucina a legna, la vecchia "cucina economica", dona un fascino speciale.
Salando si formerà ancor più facilmente il rilascio di acqua che renderà la minestra temporaneamente liquida; quando tenderà ad asciugare troppo, si aggiunge dell'acqua calda. Anche in questo caso, le varianti sono all'ordine del giorno, fra chi invece dell'acqua aggiunge del brodo vegetale se non di carne. La cottura sarà lunga ed a fuoco basso, come si usa per i sughi: a sobbollire. In fase avanzata, si aggiungono i fagioli che erano stati passati al setaccio o frullati e, se si vuol aggiungere del colore, un cucchiaio di concentrato di pomodoro sciolto in acqua.
Una volta cotte le verdure, vi aggiungiamo il pane raffermo che nel frattempo avremo tagliato a fette. Spengere subito dopo il fuoco e coperchiare, in maniera tale che il pane assorba tutto il liquido e la minestra si addensi leggermente. E' evidente che la densità della minestra varierà dalla proporzione fra pane e liquido; la densità dovrà essere molliccia, non liquida ma neppure troppo asciutta. La si può mangiare subito come minestra di pane ma, come detto, acquista maggior sapore se riscaldata nei giorni seguenti facendo attenzione che, magari formi alla base uno strato più denso ma non tale da attaccarsi alla pentola e restituire alla ribollita il gusto di bruciato. 

Impiattandola, è obbligatorio condirla con olio, meglio se nuovo, ed una bella "girata" di pepe. 

Alcuni, di non eccessiva attenzione al proprio partner, vi affettano sopra un cipollotto fresco, mentre altri, aggiungono del parmigiano con il quale fanno una specie di mantecatura finale. Io prediligo inserire in fase di cottura una corteccia di parmigiano o grana e lasciarla sciogliere piano piano insieme alle verdure.
Come avete visto, le varietà agli ingredienti base sono infinite, non resta che provare quale sia di vostro gradimento.

Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!(Dante Alighieri









lunedì 23 novembre 2015

Il N9VE, il ristorante pizzeria che non ti aspetti. Restaurant pizzera N9ve, florence

I più lo conoscono come il circolo dell'Affrico, la polisportiva di Campo di Marte a Firenze, ed anche noi sapevamo del bel cambiamento effettuato recentemente nella struttura, con un bar completamente rinnovato nell'aspetto e nella gestione. Adesso non parliamo più di un circolo associativo, ma di un'impresa che, con camaleontica capacità, riesce a servire in orari diversi, lo studente, lo sportivo il lavoratore e, per finire, anche il cliente più esigente.


Stiamo parlando del NOVE o N9VE come sta scritto sulla carta menù, tanto per non confonderlo con altri locali con simil nome che già operano in Firenze.

Un locale carino, al quale si accede dall'intersezione fra il viale Paoli ed il viale Fanti. Inutile far osservare che il colore viole non può mancare, dai tovaglioli, alle pareti del bar, almeno qualche particolare  deve ricordarci che siamo nel tempio della Fiorentina.

Per il resto, arredo semplice, minimalista oseremo dire, ma oltremodo accogliente, con una mise en place che si arricchisce con uno splendido calice da vino, qualora si opti per tale bevanda

Spezie, olio e aceto, sono contenuti in una simpatica cassetta.



Il N9VE è sia ristorante che pizzeria; noi optiamo per il primo, anche se il covaccino all'olio che ci viene presentato durante l'attesa, fa intendere che l'addetto al forno è persona altamente competente.
Un nero dell'azienda Feudo Luparello in provincia di Siracusa è la scelta per il vino, anche se poi opteremo per un tris di primi di pesce. Si tratta dell'assemblaggio di due importanti vitigni siciliani, il Nero D'Avola ed il Syrah, che restituisce un sapore fruttato e corposo da 13,5 gradi.
Per acqua, quella del distributore ormai in uso in quasi tutti i locali, servita in bottiglia che ci ricorda dove ci troviamo. 

Per antipasto, uno Sformato di verdure su crema di grana, accompagnato da una salsa delicata di pomodoro e basilico. Il piatto è veramente ottimo.
A seguire, come detto, un tris di primi che si rivelerà oltremodo abbondante. Iniziamo con gli  Strozzapreti al pesto con gamberi e pistacchi                                Piatto estremamente indovinato, dove non riusciamo a trovare difetti
La presenza dei pistacchi ci fa pensare ad un cuoco di origine siciliana, ipotesi che si avvalora con il piatto seguente; Fettuccine con pescespada e melanzana, aromatizzate alla menta. Anche in questo caso si tratta di un piatto ottimo, dove tuttavia potrebbe essere posta maggiore attenzione alla friggitura delle melanzane.

Per ultimo un piatto di mare tradizionale, lo Spaghetto allo scoglio. Ottima la qualità della pasta ed il livello di cottura, qualche appunto per le vongole, pur meritando il piatto oltre la sufficienza.
Quindi, esperienza estremamente positiva in un locale giovane frequentato soprattutto da giovani dove a pranzo si gustano piatti semplici ma ugualmente buoni, ad un prezzo adeguato al pranzo di lavoro, mentre la sera il servizio si fa più accurato ed i prezzi salgono leggermente adeguandosi a quelli di un ristorante di base, ma con una qualità decisamente superiore. Antipasti e primi variano infatti da 8 a 10 euro, mentre per i secondi, anche questi di terra e di mare, si sale a 14 - 18 euro. Si noti come per i secondi la carta è piuttosto limitata, ma legata a piatti cotti all'istante, quali la tagliata, il filetto al pepe verde, il branzino al cartoccio o lo spada alla griglia con verdure. Per gli amanti della dieta vegetariana, vasto assortimento di insalate mentre, come già detto, è possibile optare per le pizze.
Pizzeria Ristorante il Nove, viale M. Fanti/viale Paoli, zona Stadio - Firenze-


martedì 27 ottobre 2015

Trattoria Rocco, mercato S. Ambrogio, la vera cucina povera fiorentina.

Diciamo subito che la trippa è trippa e chi pensa che sia giustificata la trippa a 30 eurini a piatto, l'è un bischero, così tanto per usare un termine fiorentino. Se poi ti garba mangiare la frattaglia con la tovaglia di lino in un ambiente ovattato dove marito e moglie si danno del lei, allora mangia pure quello che ti pare, perché non ti sei calato nel personaggio e neppure nel luogo. Il luogo è S. Ambrogio all'ora di pranzo, con le sue bancarelle esterne ed interne al mercato ed è proprio dentro, fra i chioschi di alimentari che trovi la Trattoria Rocco, una specie di mensa da mercato con al centro il settore cottura e mantenimento, e tutto intorno tavoli dove in maniera informale si siedono i commensali che nell'ora di punta che va dalle 12,30 alle 14, si alternano con frenesia e con altrettanta rapidità sono serviti. Quindi, se decidete di fermarvi da Rocco e notate il tutto esaurito ed una fila di persone intorno che attendono, non vi perdete d'animo, avrete comunque soddisfatto il vostro appetito in minor tempo che in qualsiasi altro ristorante vogliate spostarvi. La clientela è la più varia: operai e impiegati, studenti, turisti, pensionati e cazzeggiatori, chiunque desideri un buon piatto della cucina tradizionale fiorentina e toscana da Rocco è servito e lo è con il sorriso di chi dovrebbe essere stressato dalla frenesia del momento: non lo diciamo solamente noi ma anche le guide giapponesi.

Andiamo per gradi; come sempre si parte dalle bevande che in un luogo come questo non possono non vedere la presenza di un buon vino nero presentato nel fiasco da un litro e 1/2
Passiamo adesso al Menù. Non ci sono antipasti, volendo Rocco dare l'impronta di un locale che guarda alla sostanza; si passa quindi subito ai primi con prezzo fisso di euro 4. Lo stupore è per la mancanza della ribollita ed allora, risultando la pappa al pomodoro leggermente fuori stagione, la scelta va alla minestra con fagioli. Ottimo il sapore, con tuttavia qualche fagiolo leggermente crudo.

I secondi hanno tutti lo stesso prezzo: un onestissimo 5 euro, ad esclusione del baccalà alla livornese. La scelta va appunto a questo piatto con condimento di ceci che ci arrivano giustamente ben caldi e pronti da condire con un filo d'olio e pepe.



Ne abbiamo parlato all'inizio e quindi come non  gustare la trippa di Rocco? Abbondante come non vi capiterà da altre parti e molto buona.

Fra i secondi non possono mancare il coniglio alla cacciatora, le polpette in umido e il lampredotto, oltre a tanti altri piatti. Lo stesso per le verdure con ampia varietà di cotte e grigliate, tutte al modico prezzo di 3,5 eurini.

Rocco sa prendere per gola i propri clienti e riesce a trasformare anche un'umile e salutare pera cotta in un dessert che soddisfa gli occhi prima ancora del palato: veramente insuperabile! Questo e gli altri dolci a 2,5 euro.
Il conto è quanto di più onesto possa esservi, inimitabile a Firenze ed in altri luoghi dell'intera penisola dove ti è concesso di essere servito seduto al tavolo. La qualità è più che apprezzabile, dove il massimo cambia a seconda dei gusti personali. Abbiamo detto che la trippa è trippa, così come la sua cottura che non rivela segreti; il sapore quindi può variare talvolta dalla qualità del pomodoro o da segrete spezie; tuttavia i piatti poveri non hanno di per se ragione di veder lievitare il prezzo in maniera tanto sostanziale come spesso capita da un ristorante all'altro.
Trattoria Rocco quindi, ma chi è Rocco? Rocco Mangino è un signore di bassa statura con rigogliosi baffi che abita in quel di San Mauro a Signa. Alle 4 di notte, accende i fornelli ed inizia le lunghe cotture di alcuni piatti. La sua permanenza sul luogo va avanti fino all'apertura del locale. 
Qui sotto due foto estrapolate dalla pagina fb: la prima ritrae Rocco e la seconda il locale


Trattoria Da Rocco interno Mercato di Sant'Ambrogio - Piazza Ghiberti - Firenze- Aperto soltanto a pranzo




domenica 25 ottobre 2015

Nuvoli, mangiare fiorentino a due passi dal duomo

Siamo in Piazza dell'Olio, cinquanta metri dal Duomo di Firenze ed il locale che andiamo a presentare lo abbiamo visto da sempre, anche se magari quando eravamo giovani, serviva soprattutto panini e crostini.
Nuvoli esprime simpatia già per la sua disarmonia, per come tutto risulta armoniosamente disorganizzato; un bugigattolo con due bellissime cantine che fanno la felicità dei turisti soprattutto inglesi e americani ed un menù tipico fiorentino trattato con la modernità del microonde.
Ma andiamo per gradi. Il locale ci viene suggerito da un collega, al quale chiedo dove pranzare bene a poco prezzo (strano vero?). Arriviamo e, sia pure circondato da orde di bocche affamate in attesa della porzione da mangiare in piedi godendo della giornata assolata, Rossano, il titolare, risponde con un sorriso alla nostra richiesta di poter prendere posto in una delle due cantine. "Scendi, c'è posto" esclama lui. Non ci siamo mai visti, ma il contatto è stato da subito informale. 
Scendiamo la ripida rampa di scale e siamo nella prima cantina già affollata; passiamo alla seconda ancora vuota e godiamo dei minuti di calma per poter fare un paio di foto all'arredo dedicato quasi completamente a vecchie bottiglie di vino e quadri. Le pareti sono quelle della cantina a volte in mattoni.


L'apparecchiatura (non chiamiamola questa volta mise en place!!!) è quella dell tipica osteria, con tovaglietta in carta gialla, un coltello, una forchetta ed un solo bicchiere.                                      

 Il servizio è, come descritto, armoniosamente disorganizzato, ma questo evidentemente fa parte della quotidianità, dove trovi chi serve "dimenticando" e chi si appresta a tappare i buchi; il tutto genera una forma di simpatia anche considerando che la clientela di questi locali è bene non abbia la "puzza sotto il naso".
Ben presto i tavoli intorno a noi si riempiono; l'ambiente è talmente intimo che, in assenza di "becerio" è quasi impossibile non interessarsi del vicino di tavolo. La saletta quindi ospita un tavolo da sei con in parte italiani ed in parte inglesi, interessati all'argomento vino; subito all'ingresso un uomo da solo e dietro di noi due giovani, dei quali uno straniero di colore, che comunque si esprimono in italiano. I due lavorano nel campo dell'informatica. Mentre nella cantinetta accanto le voci hanno alto volume, da noi il tono e sempre pacato.
La "comanda" è quella di una volta, su foglietto calcante del quale una copia resta sul tavolo e dove saranno aggiunti di volta in volta nuovi piatti.
Optiamo per piatti tipici, come fanno anche i nostri vicini di tavolo inglesi, noi con 1/2 litro di Chianti e loro .... solo acqua.

 Ad un certo punto, sento che il giovane italiano dietro di me esterna al suo compagno di colore un dubbio: "non ho mai capito se in questo posto cucinano o riscaldano e basta." Il dubbio viene subito chiarito quando ci sono presentate le penne al coccio che, chiaramente denotavano dalla condizione del pomodoro di non essere"saltate" ma riscaldate.
Aspettate!!! Se siete arrivati fin qui, abbiate la pazienza di continuare a leggere senza fermarvi alla prima valutazione che è negativa non solo per il fatto del probabile utilizzo del microonde, quanto per la qualità del pomodoro e per il gusto non certo eccelso in generale. Infatti, le altre portate erano sicuramente di altro tenore e poco importa come erano riscaldate! Ribollita, porchetta e trippa erano veramente ottime e rispettavano la migliore tradizione fiorentina, tanto che se qualcuno vi chiede un luogo per piatti tipici locali e vi trovate in perfetto centro, Nuvoli può essere consigliato senza timore di sfigurare.




Per finire, uno splendido "zuccottino"e due caffè

 Il prezzo non lascia sorprese, a Firenze si riesce a mangiare anche a meno, ma non è facile. Come spesso accade, il vino in mescita a 14 euro al litro è risultato leggermente caro per il tipo di locale ed il menù.
 Quindi, l'esperienza da Nuvoli risulta positiva. Lo spazio a disposizione dello staff non lascia molto all'inventiva, con il personale costretto a lavorare in spazi angusti, tuttavia il risultato finale risulterà soddisfacente, se non si pretende un servizio formale e si preferiscono quei cibi che comunque sono preparati in anticipo e che in qualsiasi ristorante sono al momento solo scaldati: pagare un trentino un piatto di trippa in un ristorante rinomato, pensando che sia meglio di quello del Nuvoli, l'è fare come quello che si tagliò ì cinci per far dispetto alla moglie.
 Siamo certi infatti che oltre a trippa, ribollita e porchetta, anche il lampredotto e la varietà di polpette, oltre agli affettati e crostini, potranno appagare le attese anche dei più esigenti.
Nuvoli si trova in piazza dell'Olio 15, Firenze zona Duomo.